IV DOMENICA DI PASQUA

L’identificazione di Gesù come buon pastore è sicuramente una delle figure più care al Vangelo e alla tradizione cristiana, ma come spesso accade si può rischiare di ridurla solo ad una immagine bucolica legata ad un passato ormai lontano. Gesù risponde al rimprovero che gli era stato mosso dai farisei per aver guarito un cieco in giorno di sabato; Gesù ribadisce che l’amore e il favorire una guarigione supera di gran lunga l’osservanza rigida della legge, mettendo in evidenza che esiste una cecità maggiore di quella dei ciechi stessi. Il contesto oggi del tempo pasquale ci aiuta a comprendere che le parole del Signore sono un forte richiamo alla vera libertà e alla relazione con Dio che aiuta a non vivere in modo schiacciato, e oppresso la nostra vita. Le affermazioni di Gesù non possono essere interpretate solo in riferimento alla società e ai pericoli alla quale essa è sottoposta e sottopone a sua volta ognuno di noi, ma ci danno l’occasione per, una volta decifrata la realtà che viviamo, avere il coraggio di evadere certi pericoli. La similitudine di Gesù è molto chiara, egli si identifica con la “porta” delle pecore e come guida sicura del gregge. Il brano mette l’accento sull’importanza della relazione fra il pastore e le pecore nel loro insieme di gregge e singolarmente, dato che egli le chiama e le conosce, ad una ad una. Passare attraverso la porta significa passare attraverso Gesù tramite una relazione basata sulla fiducia, quindi attraverso la fede in Lui. E cosa significa passare attraverso Gesù? Stare vicino, immedesimarsi, coinvolgersi, apprendere sensibilità, acquisire lo sguardo misericordioso del Signore, accogliere la missione affidataci, ovvero quella dell’essere uniti come gregge e di non disperdersi. Il buon pastore sta davanti, apre la strada affinché le pecore lo seguano fidandosi; Egli non tiene il gregge chiuso nel recinto, ma lo apre a orizzonti grandi pieni di respiro; lo stare vicino a Lui ci fa percepire la sua protezione in quanto Egli non ci abbandona. Nelle letture che precedono il Vangelo, Pietro invita alla conversione coloro che sono vittime di una generazione perversa ed è salutare evitare le voci che ci ingannano, che hanno il solo scopo di creare confusione intorno a noi e distoglierci dalla buona parola che a noi il Signore rivolge. Ciò che nasce da Dio è amore e salvezza, ma tutto ciò che non viene da Lui porta alla rovina senza che ce ne accorgiamo. Solo il Signore ci conosce e ci chiama per nome, Lui solo è fedele non è come il mercenario che una volta che ci ha sfruttati ci abbandona. Ci sono situazioni che si insinuano nella nostra vita, ci condizionano nel vivere degli stili di vita che ci derubano della nostra originalità, si appropriano del nostro tempo, ricchezza e bellezza, portando alla morte dell’anima come costatiamo nel vedere l’aridità spirituale che ci circonda. Guai nel perdere il contatto visivo verso il pastore e, in nome di una egoistica libertà, decidere di camminare da soli. Non dobbiamo uscire e allontanarci dalla zona di protezione del Signore, ma da tutte quelle zone che non sono sicure. Il Signore non è venuto per togliere o distruggere, ma per donarci la vita in abbondanza attraverso il dono supremo della sua, per noi. Lui per noi è la porta, una porta di uscita e, oggi più che mai, una uscita di emergenza.
Don Giuliano
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