VI DOMENICA DI PASQUA

Gesù nel brano che oggi ascoltiamo, pronunciato durante l’ultima cena, si prepara a congedarsi dai suoi discepoli. Nel suo discorso di addio, Gesù parla di qualcuno che dopo la sua partenza prenderà il suo posto e continuerà a stare vicino ai discepoli, aiutandoli, incoraggiandoli e difenderli nella missione. Questo qualcuno è il Paraclito, lo Spirito Santo, che viene nel segno dell’amore di Dio a riempire vuoti, a consolare i pianti, ad aprire orizzonti nuovi, a costruire la pace, ma soprattutto a consolidare la relazione fra Dio e l’umanità. Le caratteristiche pronunciate da Gesù in favore dello Spirito Santo servivano e servono a non disperdere tutto ciò che il Signore aveva fatto e detto e per difendere i discepoli e così tutti i cristiani dalle persecuzioni di ogni tipo, infondendo coraggio e nel far percepire la vicinanza di Dio, custodendo nella fede la Chiesa, popolo di Dio. La presenza dello Spirito è particolare: esso è invisibile, ma lo si avverte dentro di noi, Egli ci sostiene nella speranza tanto da diventarne testimoni presso il mondo (seconda lettura). Il brano evangelico esordisce con la frase “se mi amate”, si tratta di una condizione necessaria per entrare dentro la dinamica dell’operare di Dio che agisce in tutti con amore, perché ama le sue creature, ama coloro verso i quali ha preparato l’ingresso del suo figlio unigenito, il quale ha donato la sua vita per amore e adesso nel momento in cui ascoltiamo e mettiamo in pratica i suoi insegnamenti, Egli, il Padre ci dona lo Spirito Santo. In questo primo discorso, Gesù ribadisce ai suoi fedelissimi attraverso scambi di parole il fatto che la presenza di Dio operata dalla Spirito Santo sarà presente dentro le persone in quella che possiamo dire una comunione trinitaria: “io e il Padre mio verremo a lui”. Questa presenza permanente dello Spirito Santo ci aiuta a entrare in una intima comunione con Dio che non può lasciarci indifferenti, tutto preceduto dalla condizione principale: l’amare Dio. Amiamo Dio? Non si può rispondere bisbigliando un timido sì, si risponde con il cuore, si risponde sinceramente; Dio accoglie anche la nostra difficoltà nel pronunciare il nostro amore, in quanto anche noi come Pietro risponderemo “Signore tu sai che ti amo”, ma siamo davvero convinti di questo? È importante ribadire questo passaggio in quanto decisivo. Cosa invece potremo rispondere “non ti conosco?” Sinceramente mi sono impegnato nel conoscerlo? Amare Dio ci fa vedere la realtà diversa, vera, che non va verso la catastrofe ma verso la salvezza. Il cristiano che ama il Signore vede la realtà, ma toccata dalla luce di Dio; riesce a leggerla e a scrutarne certi particolari che ne asseriscono la sua presenza e la sua azione. La testimonianza dell’opera di Dio ascoltata nella prima lettura dà motivo di rendere ragione della speranza che è presente dentro ciascuno di noi e tutto questo non va imposto con prepotenza, ma “fatto con dolcezza e rispetto”, un modus vivendi ricco di sensibilità e rispetto verso il prossimo perché l’amore di Dio possa abitarvi.
Don Giuliano
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