PENTECOSTE

PENTECOSTE. La grande solennità di Pentecoste ci aiuta nella comprensione dell’immenso disegno di Dio, ossia la sua opera di salvezza. La presenza dello Spirito Santo è legata alla nostra identità di figli avvenuta nel battesimo e anche alla nostra missione di proclamare e vivere il Vangelo, così come pure è legata alla riconciliazione, alla pace e alla comunione con Dio e fra le persone. Nella seconda lettura San Paolo esprime con parole efficaci quanto sia forte il legame e l’attività dello Spirito Santo in ognuno di noi: attraverso la sua azione possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo Padre, ci sostiene nell’accogliere la vita, gli affetti, gli amici come dono di Dio, prepara il nostro cuore a vivere la gioia della fraternità e della comunione (esempi e logiche lontane da quelle offerte dal mondo). Siamo parti singole di un corpo unico dove ognuno svolge un preciso ruolo teso alla comunione, al bene di tutto il corpo e di conseguenza al bene di ognuno nello stile del donarsi di Gesù: colui che dona, al tempo stesso riceve molto di più di ciò che dà. Il dono dello Spirito Santo effuso sui discepoli consentì loro di vivere la chiesa e proseguire l’opera di riconciliazione e di pace fra Dio e gli uomini. Dalla Pasqua alla Pentecoste, che l’evangelista Giovanni identifica con il giorno pasquale, la chiesa ci ricorda quanto la forza della resurrezione sia stata impressa nella vita di coloro che accolgono Dio e oggi nella Pentecoste tutto quello che abbiamo ricevuto assieme al dono dello Spirito Santo ci trasforma in apostoli, in coloro che sono chiamati ad annunciare e divulgare l’amore di Dio, la vita in Dio, l’operare insieme a Dio. La chiesa, la comunità cristiana, le singole persone, raggiunte dalla potenza dello Spirito Santo ricevono la missione di portare il perdono di Dio sulla terra, opera di misericordia già iniziata con l’incarnazione di Gesù. Non siamo orfani, Dio non ci ha mai abbandonati, adesso più che mai Egli ci assicura la sua presenza, il suo conforto, la gioia. Il momento della morte di Gesù aveva causato disperazione, angoscia e dispersione; occorreva l’intervento di Dio a conclusione della Pasqua nel chiamare i propri discepoli a continuare l’opera di quella che potremmo definire una nuova creazione con l’apporto permanente dello Spirito. Se pur sopraffatti da tante prove, seppur avvertiamo la nostra inadeguatezza, noi siamo opera sua, opera delle sue mani e del suo amore, questo ci basta per non arrenderci e per riconoscerlo nostro Dio e senso di tutta la vita. Come discepoli avvertiamo di non meritare tanto amore, ma Dio è fatto così, è amore non per sé stesso, ma per tutti affinché ognuno scopra la bellezza della sua presenza e quanto sia potente rimanere ad essa fedeli.
Don Giuliano
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