SANTISSIMA TRINITÀ

La Trinità è la solennità della comunione di Dio. Si tratta di una comunione impressa nella nostra esistenza dato che siamo stati creati a sua immagine e somiglianza. Se ci addentriamo nella profonda teologia della Trinità, arricchita da tutta la ricerca scritturistica, dalle articolate affermazioni dogmatiche, ci troveremo in difficoltà. Data la nostra curiosità desideriamo conoscere Dio e non ci arrendiamo se non vediamo e proviamo qualcosa di Lui; in questo caso pensiamo si possa raggiungere la sua conoscenza percorrendo la strada della fatica intellettuale, mentre è Dio stesso che si rivela e viene verso di noi, addirittura dentro di noi. In questa domenica l’invito di questa solennità è quello di fare un passo in avanti, anzi un passo dentro a ciò che è “Mistero”, un atto di fiducia come quello pronunciato nel momento successivo la consacrazione eucaristica, quando ci lasciamo raggiungere non da un sentimento, non da uno spettacolo, non da una magia, ma da un atto di donazione immensa e profonda da parte del Figlio di Dio. La Trinità si fa conoscere: Dio è Padre misericordioso che rivela la sua volontà “lento all’ira e ricco di amore e fedeltà” (prima lettura). Il Figlio è colui che è venuto nel mondo “perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Vangelo). Anche lo Spirito Santo è citato al termine della seconda lettura nell’affermazione che costituisce per le nostre assemblee il saluto iniziale di ogni celebrazione e che sottolinea l’aspetto della “comunione”. Dio è presente sempre nella nostra vita molto più di quanto possiamo pensare e anche credere; occorre mettere in movimento non solo la testa e il cuore ma tutta la nostra persona per accorgersi di queste verità. C’è una carezza che ci sfiora, una bellezza che ci raggiunge e sarebbe un peccato essere insensibili e distratti. C’è vita di Dio dentro e fuori di noi, c’è vita in tanti cuori e in tante persone che condividono la nostra storia, nelle nostre amicizie, nelle nostre famiglie. Prima di decidere di amare Dio sappiamo già che Lui ci ha amati e ci ama, ora, adesso. Il Padre ci invita continuamente a condividere la sua comunione, lo fa sottolineando che ha donato perfino il suo Figlio per noi; il suo è un amore forte, ma soprattutto vero, un amore non sussurrato, non balbettato, ma gridato. Noi con il nostro peccato abbiamo attutito le sue parole e dimenticato i suoi segni d’amore; adesso però, chiamati a rinascere dall’alto, e lo siamo già in virtù del battesimo dello Spirito, non allontaniamoci più dalla Trinità, dalla comunione, dalle relazioni e dalla vita. Senza l’amore di Dio avremmo tutti i motivi per odiarci gli uni gli altri, ma Dio stesso ha interrotto questa logica mortifera e laddove c’è amore lì con certezza c’è Dio.
Don Giuliano
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