CORPUS DOMINI

Quanta forza e quanto amore dentro le parole “prendete, mangiate, prendete, bevete…”. Eppure, le tante persone che richiedono sacramenti e ancora sacramenti non sembrano aver compreso il significato, il valore, la grandezza del dono dell’Eucarestia (lo affermo senza alcuna presunzione). Siamo talmente diventati schiavi del tempo e di interessi che ci ritroviamo derubati di ciò che maggiormente vale e conta nella nostra vita, ma soprattutto per ciò che è necessario per vivere e rimanere dentro la prospettiva dell’eternità che non solo è desiderio insito della condizione umana, ma soprattutto perché viene dichiarata da Gesù stesso ai suoi ascoltatori. Spesso mi domando: come possono passare inascoltate le affermazioni del Signore, specialmente quelle riferite all’ultima cena, all’Eucarestia? Da qui emergono anche i diversi comportamenti delle persone in ordine alla partecipazione a questo grande sacramento che non va isolato o concepito come l’atto del mangiare l’ostia consacrata, ma nel suo insieme, legato intimamente al contesto stesso della celebrazione intera della Messa. Ci sono considerazioni errate sul partecipare la domenica alla Messa; essa non viene riconosciuta come giorno del Signore, ma come giorno per assolutizzare il proprio egoismo, nell’assuefarsi a vivere situazioni più o meno di massa che distolgono dal carattere proprio facente parte la nostra fede. Segni questi che dicono che Dio non viene scelto nel panorama delle possibilità, anzi viene dimenticato, scartato. Ciò crea forti instabilità e produce non pochi problemi a livello di relazioni sociali nelle quali la differenziazione delle scelte, soprattutto familiari, porta anche a creare discriminazioni. Eppure, la Parola di Gesù è chiarissima: “se non mangiate…non avete in voi la vita”; siamo davvero convinti dell’autoescluderci da questa proposta? E poi ancora: “chi mangia me vivrà per me”; insomma si tratta di praticare quella che è definita “comunione” e perderla può voler dire la nostra rovina, la nostra fine, la nostra morte. Il dono del Corpo di Cristo, prefigurato dal dono della manna, sorprende e addirittura scandalizza l’umanità se pensiamo che esso è dono di Dio, il quale si fa mangiare. In questo caso Dio chiede di essere parte della nostra vita per renderci parte della sua; ci dona una libertà e una pace che annullano tutte quelle tensioni umane che offuscano la nostra identità, che portano alla schiavitù e fanno stare male, mentre l’Eucarestia sfama e ci libera dal male. L’Eucarestia è aiuto e conforto nel nostro cammino terreno come la manna lo fu per il popolo in cammino verso la terra promessa; ancora oggi il cammino di fede è ambientato nel deserto arido e pieno di insidie della vita contemporanea. Il Signore dona molto più della manna: impegniamoci a non rinunciare a questo cammino, impegniamoci a non dubitare, impegniamoci soprattutto a credere ed accogliere (non tanto per i nostri meriti), il dono dell’Eucarestia.
Don Giuliano
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