Commento al Vangelo di Don Giuliano: XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

I progetti di Dio sono stati svelati gradualmente lungo il trascorrere del tempo e in modo più visibile sono stati rivelati attraverso la presenza del Figlio di Dio. Non si vive la propria esistenza nel caos o senza una logica, la si vive impegnandosi nel recepire da Dio l’amore e la pace per poi viverle e annunciarle alle persone (prima lettura) condizione non solo di civiltà, ma di fraternità, privilegiando l’accoglienza dello Spirito affinché Dio possa abitarci e condurci alla vita eterna (seconda lettura). Per conoscere e accogliere i progetti di Dio per poi viverli in prima persona occorre umiltà, occorre attenuare e abbassare le proprie presunzioni e la propria autosufficienza. Ciò comporta un processo, un cammino dai risultati non immediati e facili, non esenti da problemi e dubbi. Nel discorso di Gesù, il nascondimento e la non conoscenza da parte di alcuni delle “cose di Dio” non significa che Dio rifiuta l’intelligenza, ma affermano che la loro comprensione richiede umiltà, purezza di cuore e soprattutto disponibilità spirituale, al contrario di chi si affida solo alle proprie capacità intellettuali. La superbia è un vero e proprio ostacolo che spinge a vivere la propria esistenza seguendo istinti ed egoismi fino a naufragare nella presunzione di essere sufficienti a sé stessi. I piccoli sono coloro che al contrario sono aperti, sono in ricerca, sono disponibili a mettersi in gioco e non hanno la presunzione di essere arrivati, ma si sentono in cammino. In questo caso si parla di apertura verso quel rapporto fiduciale come è quello fra il Figlio e il Padre; chi conosce l’uno, conosce anche l’altro. Occorre imparare da Gesù ad essere miti e umili di cuore sapendo che nella difficoltà c’è sempre Lui accanto, attraverso il “giogo” il tenere unito, l’abbracciare l’altro. Così i pesi dell’esistenza, i problemi e le oppressioni sono sostenute dalla forza e amore di Gesù al fine di non rimanerne schiacciati. La nostra risposta a Dio, agli altri, il nostro fare, il nostro parlare sia sempre supportato dall’amore: è l’amore che ci aiuta a vivere autenticamente la nostra vita perché in noi rende percepibile la presenza di Dio. Mentre coloro che hanno rifiutato questa presenza accanto a sé, dovranno affrontare da soli, con le proprie sicurezze precarie, le pesantezze che nella vita ci sono e ci saranno. Senza accogliere la presenza di Dio è facile cadere sotto altri domini soprattutto quelli che opprimono e sopprimono gli altri, senza cogliere il senso di responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti della vita, del mondo e delle persone. Anche nella fede non dobbiamo mai ostentare la propria forza, le proprie capacità, ancor peggio le nostre sicurezze economiche per il solo fatto che siamo così precari che, in un soffio, scompariremo da questo mondo e se in questa vita non ci saremo ancorati a Dio, che tiene uniti il cielo e la terra, non avremo modo di mettere i piedi nel suo Regno.

Don Giuliano

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