XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il Vangelo ci riporta all’ultima settimana storica di vita di Gesù, nella quale si intensificano le interrogazioni e i complotti che porteranno il Signore davanti al tribunale umano. Questo primo confronto segue le tre precedenti parabole che abbiamo affrontato nelle ultime tre domeniche; si tratta di un incontro la cui architettura è creata ad hoc, nella quale viene inserita la relazione nei confronti della autorità politica, circostanza che però il Signore smonta con la controdomanda riguardante la moneta romana raffigurante l’imperatore Tiberio e sottoponendo i suoi interlocutori a trattare il piano più alto: quello di Dio. La realtà terrena è, secondo il Signore, sottoposta ad un’altra autorità quella di Dio, originaria di ogni persona, creata ad immagine di Dio; ciò per dire che se sulla moneta è impressa l’immagine dell’imperatore, in ogni persona è impressa l’immagine di Dio. Il Signore risponde che la moneta va restituita all’imperatore che l’ha coniata in quanto stabilisce una appartenenza all’impero, così la propria vita va ricondotta a Dio alla quale appartiene. Il denaro, il mondo finanziario riguardano la struttura terrena per meglio organizzare la convivenza e il bene comune dei cittadini regolamentati da norme e leggi, ma l’appartenenza a Dio riguarda la vita della persona, le relazioni esistenziali, l’esercizio della carità, il legame sacro con Dio. La finalità di Dio è sempre volta alla salvezza mentre non sempre quella civile è volta al bene, per di più l’inserimento del male le compromette entrambe portando a distruggere la convivenza umana e ad allontanare le persone da Dio. Eppure, ci insegna la vicenda di Ciro il grande, imperatore dei persiani che si può trovare oltre un equilibrio, un vero e proprio riconoscimento dell’autorità divina verso la quale gli uomini destinano il proprio culto. Ciro permise agli ebrei il ritorno dall’esilio babilonese e non solo, ma favorì con i propri fondi reali la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme. Come si legge nella prima lettura, Ciro pur essendo pagano, venne considerato come eletto da Dio, unto e consacrato, quasi identificato come Messia. Se pensiamo alle dinamiche del mondo odierno, siamo lontani anni luce da questo comportamento da parte dei potenti della terra. L’informazione pubblica mondiale ci propone volti e personaggi la cui finalità è quella di dominare e possedere, proprio tutto il contrario di ciò che il Signore ha insegnato: la grandezza dell’autorità sta nel servire e nell’amare. Dal brano emerge il richiamo a mettere in pratica responsabilmente le leggi che tendono al bene e alla convivenza comune, eccetto quelle che infrangono il rapporto verso Dio, in particolare quelle che compromettono i valori fondamentali e sacri della vita umana, tutto ciò perché fra i due poteri il riconoscimento assoluto è indicato verso Dio. Dove i cristiani incontrano difficoltà? Nel fare atterrare queste verità nella vita concreta, nell’incarnare profondamente l’essere figli di Dio. San Paolo (seconda lettura) parla di operosità della fede, fatica nella carità e fermezza della speranza; tutto ciò sostenuto dalla forza dello Spirito Santo e dalla convinzione profonda e ferma di ciascuno. Restituiamo a Dio noi stessi in tutte quelle che sono nostre forme ed espressioni e verrà ancor più alla luce la bellezza della nostra vita.
Don Giuliano
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