Commento al Vangelo di Don Giuliano: XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Quante volte ci capita di voler giustificare i propri comportamenti alludendo o citando leggi, regole e norme fra le più disparate; in questo modo non viviamo mai l’incontro con l’altro, il prossimo in modo vero, ma sempre trincerati dietro qualcosa e magari sempre contro qualcuno. Anche nelle relazioni umane cerchiamo sempre di evitare ciò che può guastare la nostra tranquillità e poi nei confronti degli altri creiamo distanze che trasformiamo in indifferenze. Così si comportavano coloro che misero alla prova Gesù, trovavano sempre una scappatoia per i loro comportamenti sbagliati, ma quel giorno non ebbero via d’uscita in quanto il Signore rispose e pronunciò quello che è il comandamento primo in assoluto, per loro e per noi tutti. La risposta su quale fosse il comandamento più grande contenuto nella legge era ben conosciuta dai dottori della legge, scritto in Deuteronomio 6,5 e legato alla frase introduttiva “Shemà Israel”, ma conoscevano anche il passo del Levitico 19,18 riguardo l’amore verso il prossimo. Tante norme erano slegate fra loro e venivano mantenute tali e utilizzate solo per i propri fini. Il popolo in cammino verso la terra promessa fu più volte raggiunto da indicazioni come quella che leggiamo nella prima lettura volta al rispetto e all’aiuto verso i forestieri, le vedove, gli orfani. Il Signore nel rispondere al dottore della legge lega i due atteggiamenti: quello verso Dio agganciato a quello verso il prossimo. In fondo si tratta di fare nostro l’esempio di Gesù, Figlio di Dio, che si è incarnato nella nostra umanità e ha sempre manifestato il suo legame con il Padre e la sua attenzione rivolta agli uomini e alle donne del suo tempo. Il suo amore è stato totale e sulla croce lo ha manifestato con il suo perdono, con la sua morte offerta per la salvezza dell’umanità. Nella prima lettera di Giovanni troviamo una affermazione che ci aiuta ad entrare nella logica di quell’amore che dovremmo per riconoscenza nutrire verso Dio: “Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi, infatti, non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4,20). L’amore verso il prossimo è cartina tornasole per misurare l’amore verso Dio e viceversa. Pur essendo il verbo amare molto usato, non possiamo pretendere di fare da noi, di invocare una certa libertà e decidere come amare, per il semplice motivo che noi non lo sappiamo fare; non siamo assolutamente maestri in questo, abbiamo da imparare e apprendere da Dio in quanto Lui ci ama…Lui ti ama.

Don Giuliano

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