TUTTI I SANTI

Questa festività è stata fino a circa un secolo fa celebrata davvero in modo solenne con la vigilia e anche l’ottava. Nella festa di Ognissanti si celebra non solo il ricordo dei grandi santi, spesso visti e giudicati come personaggi irraggiungibili, ma se ne sottolinea la comunione, fra la nostra e la loro realtà. I santi sono da considerarsi compagni esemplari che ci hanno anticipato nel cammino della fede, inoltre ci incoraggiano e ci sostengono affinché anche noi possiamo raggiungere la santità alla quale siamo da Dio chiamati. Oggi questa solennità viene vissuta in modo distaccato, solo aiutati dalle celebrazioni presso i cimiteri abbiamo modo di soffermarci e aprirci alla speranza cristiana, ma se ci basiamo solo sull’umanità che ci lega ai nostri cari rischiamo di attenuare la portata salvifica e luminosa della celebrazione odierna. Pensiamo che la santità sia da conquistare con chissà quali sforzi e meriti; non è proprio così, o almeno questi non sono sufficienti: occorre impegno nei comportamenti, negli atteggiamenti, nei modi di confrontarci con gli altri, ma soprattutto occorre porci di fronte a Dio, entrare e coltivare la relazione con Lui, occorre accogliere la sua santità. È Lui che ci dice “Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo” (Lv 19,2 e Lv 20,7), dove Dio chiede al popolo d’Israele di distinguersi dai comportamenti e dalle usanze dei popoli circostanti, vivendo nella giustizia e nella fedeltà all’Alleanza. Dio è Santo e coloro che accolgono il suo dono d’amore diventano a loro volta “riflesso della sua bellezza”, come ha scritto Papa Francesco nella Gaudete et exsultate. La santità consiste nell’accogliere il dono della comunione di Dio con noi e di rifletterla verso tutti. La santità di Dio riversa su di noi i frutti della resurrezione di Cristo; questa circostanza è una beatitudine, basata non su situazioni privilegiate dei forti, dei potenti, dei ricchi, come spesso il mondo interpreta, ma si tratta di una condizione intima e profonda di cui il credente non può fare a meno. Tuttavia, rimane nel cristiano una tensione tale che da una parte gli fa percepire la gioia della pienezza cristiana, dall’altra padroneggia il buon combattimento contro tutto ciò che gli impedisce di raggiungere quella situazione di pace e serenità. Sono dichiarati beati coloro che vivono certe difficoltà non in modo passivo, ma con una disposizione d’animo che non reagisce alla forza con la forza, ma fa della propria condizione di debolezza una forza propria, incompresa, ma poi alla fine efficace in quanto non si fa vincere dal male, ma rimane pur nella difficoltà fedele a Gesù, come Lui ha testimoniato percorrendo la salita al Calvario. Insomma, la logica che prevale nel comportamento della persona in cammino verso la santità consiste nel vivere la vita, la responsabilità, e le situazioni difficili, pure queste come dono. Ne abbiamo la riprova in coloro che la chiesa ha dichiarato santi, i quali affermavano che le prove come l’ingiustizia, la malattia, sono circostanze da affrontare con perseveranza e speranza in quanto subordinate al bene più grande che è quello, in qualità di figli, di appartenere a Dio nel quale abbandonarci totalmente. L’amore di Dio è la nostra gioia, non chiudiamoci e non allontaniamoci da Colui che è “fonte di ogni santità” (preghiera eucaristica II) e della nostra beatitudine.
Don Giuliano
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