Commento al Vangelo di Don Giuliano: XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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In questa domenica riflettiamo sulle prospettive ultime della vita che portano all’incontro definitivo con Gesù, lo sposo, atteso dalle dieci vergini di cui cinque con olio a sufficienza per oltrepassare le ore della notte, mentre le altre prive di questa precauzione, con la certa previsione che all’arrivo dello sposo non potranno essere pronte. Il tema della vigilanza non riguarda solo gli ultimi istanti dell’esistenza, ma ci interpella riguardo la nostra condizione di cristiani, se viviamo attualmente o meno l’attesa del Signore (attesa pasquale cfr. seconda lettura). Si tratta di una attesa non estenuante, ma vigile anche se al calar del giorno, per tutti, lo afferma anche il racconto, sopraggiunge la stanchezza e le palpebre si chiudono e arriva il sonno. Non siamo esenti dalla debolezza e dalla fragilità; il far sì che l’attesa sia il fine maggiore del nostro impegno, della nostra ricerca e del nostro peregrinare ci renderanno pronti ad entrare alla festa di nozze. Nella prima lettura ci viene detto chiaramente che è la presenza del Signore, personificazione della Sapienza, che ci viene incontro. In questo caso si tratta della Sapienza di Dio, che aggiunge profondità e sensibilità al nostro pensare e al nostro agire, ma occorre desiderarla e cercarla; se lo faremo, lei si farà trovare. Quale significato dare all’olio che alimenta le lampade? Certamente la fede, ma accompagnata dall’operosità delle proprie buone azioni che costituiscono il bagaglio determinante che accresce in noi quella scorta necessaria per giungere all’alba. Ci impegniamo in tante cose e abbiamo fin troppe cose, ma spesso queste sono solo materiali e cerchiamo di averne sempre di più; qui si tratta invece di aumentare il nostro bagaglio spirituale, basato sull’amare Dio sopra tutto. Questo particolare atto di fede è personale, comunica solo con il Signore, non possiamo trasferirlo ad altri. Possiamo esercitarlo, possiamo testimoniarlo, ma rimane legato alla responsabilità della persona, non possiamo sostituirci agli altri, la responsabilità non è trasferibile. È questa la lettura del comportamento delle vergini sagge del negare l’olio alle vergini stolte, non si tratta di un atto egoistico, non possiamo donarci la fede, questa è dono e grazia di Dio. Lui solo la può dare, ma occorre chiederla. Quello che possiamo fare è crescere insieme nella fede, come in una coppia, in una famiglia, nella comunità. Possiamo aiutarci gli uni gli altri, utilizzando il nostro tempo per fare il bene o da soli o insieme; non consumiamo il nostro tempo per attese leggere, superficiali, che consumano il nostro poco olio in dotazione. Equipaggiamoci di ciò che serve veramente, continuiamo a percorrere il cammino di fede intrapreso fino ad oggi, continuiamo ad andare incontro allo sposo, facciamoci da Lui riconoscere praticando con perseveranza la preghiera, la carità, il perdono. Non dimentichiamoci di Lui.

Don Giuliano

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

In questa domenica riflettiamo sulle prospettive ultime della vita che portano all’incontro definitivo con Gesù, lo sposo, atteso dalle dieci vergini di cui cinque con olio a sufficienza per oltrepassare le ore della notte, mentre le altre prive di questa precauzione, con la certa previsione che all’arrivo dello sposo non potranno essere pronte. Il tema della vigilanza non riguarda solo gli ultimi istanti dell’esistenza, ma ci interpella riguardo la nostra condizione di cristiani, se viviamo attualmente o meno l’attesa del Signore (attesa pasquale cfr. seconda lettura). Si tratta di una attesa non estenuante, ma vigile anche se al calar del giorno, per tutti, lo afferma anche il racconto, sopraggiunge la stanchezza e le palpebre si chiudono e arriva il sonno. Non siamo esenti dalla debolezza e dalla fragilità; il far sì che l’attesa sia il fine maggiore del nostro impegno, della nostra ricerca e del nostro peregrinare ci renderanno pronti ad entrare alla festa di nozze. Nella prima lettura ci viene detto chiaramente che è la presenza del Signore, personificazione della Sapienza, che ci viene incontro. In questo caso si tratta della Sapienza di Dio, che aggiunge profondità e sensibilità al nostro pensare e al nostro agire, ma occorre desiderarla e cercarla; se lo faremo, lei si farà trovare. Quale significato dare all’olio che alimenta le lampade? Certamente la fede, ma accompagnata dall’operosità delle proprie buone azioni che costituiscono il bagaglio determinante che accresce in noi quella scorta necessaria per giungere all’alba. Ci impegniamo in tante cose e abbiamo fin troppe cose, ma spesso queste sono solo materiali e cerchiamo di averne sempre di più; qui si tratta invece di aumentare il nostro bagaglio spirituale, basato sull’amare Dio sopra tutto. Questo particolare atto di fede è personale, comunica solo con il Signore, non possiamo trasferirlo ad altri. Possiamo esercitarlo, possiamo testimoniarlo, ma rimane legato alla responsabilità della persona, non possiamo sostituirci agli altri, la responsabilità non è trasferibile. È questa la lettura del comportamento delle vergini sagge del negare l’olio alle vergini stolte, non si tratta di un atto egoistico, non possiamo donarci la fede, questa è dono e grazia di Dio. Lui solo la può dare, ma occorre chiederla. Quello che possiamo fare è crescere insieme nella fede, come in una coppia, in una famiglia, nella comunità. Possiamo aiutarci gli uni gli altri, utilizzando il nostro tempo per fare il bene o da soli o insieme; non consumiamo il nostro tempo per attese leggere, superficiali, che consumano il nostro poco olio in dotazione. Equipaggiamoci di ciò che serve veramente, continuiamo a percorrere il cammino di fede intrapreso fino ad oggi, continuiamo ad andare incontro allo sposo, facciamoci da Lui riconoscere praticando con perseveranza la preghiera, la carità, il perdono. Non dimentichiamoci di Lui.

Don Giuliano

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