Commento al Vangelo di Don Giuliano – XVI Domenica Tempo Ordinario

Buon grano e zizzania: una parabola attuale

XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO.

Quella del Vangelo di oggi è una delle parabole che possiamo definire la geolocalizzazione dell’umanità non secondo gli stati, la razza o la ricchezza culturale, ma secondo la loro bontà e cattiveria, la distinzione fra i buoni e i cattivi, il bene e il male. Viene messa in luce che l’origine del male non sta nell’uomo, che è rappresentato dal buon seme di grano seminato dal seminatore in un grande campo alla luce del sole. Mentre durante la notte, un nemico, il Maligno ha seminato i suoi figli cattivi. Tutto questo diventa una commistione pericolosa che impedisce l’opera del seminatore e il raccolto fruttuoso del campo. Cosa mai può accadere? La zizzania crescendo sottrae dal terreno il nutrimento necessario per la crescita del buon grano, così come può impedire il passaggio della luce solare per una buona maturazione delle spighe con il rischio di compromettere il raccolto. La soluzione istintiva dei servi è quella di estirpare le piante di zizzania, ma rischiando di sradicare anche le piantine di grano. Questa davvero è una sottigliezza decisiva e il centro significativo della parabola in quanto nella spiegazione data da Gesù si rivela la volontà di Dio nel non togliere prima del tempo, senza aver dato tutte le possibilità, le piante di grano destinate a portare frutto. Viene contemporaneamente affermato che così va il mondo, cioè l’umanità convive situazioni di estrema vicinanza al male, ma è invitata a rimanere fedele alla propria identità: il grano o cresce o muore, ma non diventa zizzania. Su queste indicazioni l’analisi che possiamo fare della fotografia sulla nostra condizione umana ci fa riflettere sulle situazioni reali che viviamo nella società. Anche oggi vediamo il mondo come un campo non completamente dorato, ma mescolato a tante altre situazioni. Non vi è oggi, ahimè, un netto distacco fra gli uni gli altri ma una forte vicinanza: potremmo chiamarla una situazione sincretista, dove tutti siamo un po’ mescolati e dove la lotta, se pur si possa parlare di lotta o confronto, è in atto. Questo non vuol dire che io sono accanto ad una pianta di zizzania, non possiamo noi giudicare questo, penso che l’umanità abbia dentro di sé il seme buono e che la lotta pur visibile e appariscente, fra questo o quello, fra quella posizione e l’altra, è in realtà una lotta all’interno di noi stessi. Dobbiamo noi cercare di non essere soffocati da qualcosa che ci impedisce di ricevere la luce di Dio che continuamente viene indirizzata a noi. Dobbiamo cercare di crescere e di sovrastare le piante cattive, dobbiamo non ritagliarci un angolino vitale, ma dobbiamo fare che tutto il campo lo diventi nel bene. Tanti semi, tante piante come tante lo sono le persone; se le guardiamo da lontano non sappiamo distinguerle, ma se ci avviciniamo notiamo la differenza: il grano tende a maturare a portare frutto, la zizzania no. Così accade anche fra le persone che vediamo impegnate a realizzare frutti d’amore, nel diffondere tanto bene intorno a loro, mentre altre sono sufficienti a se stesse e non pensano che a se stesse….c’è tanta lotta interiore da affrontare. 

Don Giuliano

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