Commento al Vangelo di Don Giuliano – XIX Domenica Tempo Ordinario

XIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO.

Rimango oggi centrato sul Vangelo parlando prevalentemente in prima persona in modo riflessivo. Nel leggere questo Vangelo mi accorgo che la mia fede è spesso debole, non riesco a spostare le montagne né a camminare sulle acque. Prima che ad altri è rivolta verso di me quella frase di Gesù che mi dice: “uomo di poca fede, perché hai dubitato?” Talvolta viene detto che il dubbio può innescare una ricerca che ci porta alla verità (ma può portarci anche al contrario della verità), oppure qualcuno dice ho i miei dubbi e me li tengo. Questo Vangelo mi si chiama a superare il dubbio ed approdare a quell’abbraccio che mi salva, è questa la verità. C’è tanto di Pietro in me: la mia arroganza, la mia spacconeria, il mio orgoglio; sono scogli da demolire da ridurre a spiaggia con sabbia finissima; sono durezze da convertire in docilità. Penso che il Vangelo contenga messaggi che riguardino gli altri mentre sono tagliati per me: io non so camminare sulle acque, a malapena mi reggo in piedi ogni volta che mi capita qualcosa di storto; quando arrivano le tempeste mi ritrovo a terra depotenziato e annullato in quelle certezze che giudicavo tali. La mia debolezza consiste nel pensare molto a me stesso e non ad altro e se pur consapevole di aver ricevuto esempi di fede da familiari e amici il mio rapporto con il Signore si riduce a simpatia. E cosa pensiamo allora, che il Signore fa tutte quelle cose (moltiplicazione dei pani e dei pesci, le guarigioni, i discorsi) solo per essere simpatico? Basta dire qualche barzelletta per attirare l’attenzione; la vita dell’uomo non è una barzelletta, figuriamoci quella di Dio. Il Vangelo dimostra che posso affrontare le avversità della vita se non perdo di vista lo sguardo del Signore che mi chiama a seguirlo, ma appena mi distraggo perdo il riferimento, perdo me stesso e affondo. Colpito e affondato, da me stesso dalla mia pesantezza, dalla mia troppa paura, dalle tempeste che porto con me. Non mi resta che pronunciare quella frase risolutiva che attesta la mia inesperienza di fede: “Signore salvami.” Fosse sempre così per tutti, ma non lo è; questa frase non viene pronunciata se non si ricerca e non si intravede quella mano tesa versa di noi all’orizzonte delle nostre difficoltà, affondiamo e basta. Vivere l’esistenza senza rivolgerci al Signore non ci dà scampo, non troviamo il senso e affoghiamo comunque. Durante la tempesta c’è da avere più paura per il vento che ti scompiglia il cuore anziché i capelli. Nel parlare con alcuni giovani che vivono alla giornata, emerge che le loro attenzioni non vanno aldilà di amicizie e di divertimento, anche i sogni sono pochi, gli ideali sono scomparsi; si tratta davvero di una vita a mare aperto, su una zattera, senza vela, senza vento, senza niente e senza Dio. Così è in parte la realtà dell’esistenza e l’ostilità di quella umanità che non cerca aiuti, ma ha la pretesa di salvarsi da sola. Durante la pandemia abbiamo imparato lo slogan: non ci salviamo da soli, ma insieme. Non è completa manca l’aggiunta importante: insieme a Dio, o meglio è Lui che ci salva. In ogni difficoltà, in ogni conflitto in ogni strage, incidenti o catastrofi (pandemia, esplosione a Beirut), la fede ci aiuta a vedervi la nostra fragilità e a maturare il desiderio di oltrepassare tutti gli ostacoli per giungere all’abbraccio del Salvatore. Se ci affidiamo al Signore, Egli ci aiuterà sempre a risalire dal baratro. Il brano del Vangelo vuole riaffermare che la fede in Dio è un cammino per poi giungere all’affermazione vera e piena della nostra fede: “davvero tu sei Figlio di Dio.” Come i discepoli, in larga parte marinai vennero “provati” nel loro mare, così anche noi siamo misurati nei nostri ambienti di vita, siamo invitati a riconoscervi la presenza del Signore, il quale non ci assicura il superamento di tutti i pericoli, ma ci aiuta ad affrontarli. Usciti da recenti difficoltà non abbiamo imparato niente; quel giorno invece Pietro ammutolito imparò la lezione, ma ce ne vollero ancora altre anche per lui…e io gli assomiglio molto. Signore salvami.

Don Giuliano

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