Commento al Vangelo di Don Giuliano – XXX Domenica Tempo Ordinario

XXX DOMENICA TEMPO ORDINARIO

La condizione che realizza la vita e la felicità dell’uomo sta nell’amare e nell’essere amato. Questo movimento non comprende solo l’uomo, ma anche Dio. Avvertiamo l’amore nei gesti di attenzione, di parole, sguardi, trasmissione di affetto, quindi qualcosa che avvolge tutta la persona, ma ci accorgiamo che non è facile amare, soprattutto quando certi gesti e atteggiamenti tradiscono i nostri affetti, e così il risultato: amare è difficile. Pensiamo di sapere tutto sull’amore delle persone, ma siamo ignoranti riguardo a quello di Dio. Ci viene detto dalla chiesa che l’amore di Dio passa attraverso l’amore delle persone come ha dimostrato Gesù, Dio fattosi uomo, ma come rispondere all’amore di Dio? E come avvertiamo che Dio ci ama? Rispondiamo: attraverso le persone, attraverso quell’affetto profondo che avvertiamo sin da piccoli, dai genitori, e poi disseminato nelle tante amicizie che abbiamo. Bello tutto questo, la bellezza dei sentimenti, la bellezza degli amici. Nell’amore umano c’è l’indizio di un amore più grande: quello di Dio. Il modo per amarlo ci viene comunicato nella prima lettera di san Giovanni: amare Dio che non vediamo attraverso l’amare il prossimo che vediamo (1Gv 4,20), ma c’è in tutto questo ancora qualcosa che manca perché Gesù nella sua risposta riguardante il più grande comandamento dice qualcosa di più forte e diretto: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. In quell’ “amerai” ci sta il percorso della vita di ognuno. Per amare le persone a noi prossime occorre considerarle abitate da Dio. Quando vogliamo bene agli altri non ci riesce capire che ciò comprende anche Dio, perché pensiamo e indirizziamo il nostro amore per l’altro e basta. Occorre non perdere la considerazione di Dio nella nostra vita altrimenti rischiamo di non amarlo e di abbandonarlo, Lui che ci ha amati per primo, Lui che ci ama più di quanto, e meglio, noi amiamo noi stessi. Comprendiamo un’altra difficoltà dell’amare Dio, laddove i comportamenti sono sbagliati, o dove gli atteggiamenti di persone che crediamo di fede contraddicono le parole di Gesù. Ciascuno di noi può essere un tramite dell’amore di Dio, ma può anche diventare ostacolo quando viene invaso dalla cattiveria, dal male. Credo sia importante la testimonianza che possiamo dare come singoli e comunità, ogni volta che partecipiamo l’Eucarestia, nel ringraziare Dio per l’amore che ci ha dato e ci dà. Noi l’amore lo celebriamo lì, è lì che dobbiamo tirare fuori tutto il cuore, tutta l’anima e tutta la mente. La Messa non è una sosta formale, espressione di una buona educazione religiosa, ma la prova di un impegno e di un desiderio nel voler restituire a Dio l’amore che ci raggiunge. Farlo in modo da considerare presente Dio, riuscire a personificarlo nelle nostre relazioni (il ricordarci la sua Incarnazione ci aiuta); facendo così non lo sentiremo lontano, ma vicinissimo e vivissimo (azione dello Spirito Santo). Occorre dare ascolto a Dio, sempre. L’ascolto della parola precede l’amore: la sua parola ci muove dentro, ci scalda, illumina la nostra coscienza e ci guida; ci fa sentire amati da Dio, ci invita ad amare noi stessi e ci aiuta ad amare gli altri.

Don Giuliano

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