Domenica 15 Novembre : I riti di Comunione

UFFICIO LITURGICO – ARCIDIOCESI DI FIRENZE

Indicazioni formative sulla celebrazione eucaristica e sulla nuova traduzione del Messale Romano

Domenica 15 novembre – XXXIII del Tempo Ordinario

I Riti di comunione

I Riti di comunione

Dopo avere visto nelle domeniche scorse la Presentazione dei doni e la Preghiera eucaristica, affrontiamo oggi il tema dei Riti di comunione, concludendo così le tre parti della Liturgia eucaristica, per poi concludere domenica prossima con i Riti di Conclusione e riassumere tutte le novità della nuova traduzione italiana del Messale.

Dopo aver presentato la nostra vita a Dio nell’offerta del pane e del vino portati all’altare e dopo aver invocato la presenza del Signore con la preghiera eucaristica, rivivendo così la sua morte e la sua risurrezione, ci prepariamo a ricevere la Comunione.

Insieme a Gesù, presente con il suo corpo e il suo sangue sull’altare, ci rivolgiamo a Dio come il Signore stesso ci ha insegnato, con la preghiera del Padre nostro. Con la nuova traduzione ci sono due piccole modifiche che rendono il testo più rispettoso dell’originale: dovremo dire “Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”. L’Amen finale, durante la Messa, non va pronunciato perché la preghiera continua con altre parole che riprendono l’ultima frase del Padre nostro.

Inoltre, contrariamente a quanto spesso succede, se dovessimo scegliere un gesto da fare tutti insieme in questo momento, non è opportuno prendersi per mano, perché questo va a sottolineare un legame orizzontale tra di noi, fratelli e sorelle, che c’è, ma è meno importante del nostro legame “verticale” verso il Padre che, soprattutto in questo momento della Messa, siamo chiamati a vivere: siamo nei Riti di comunione e ci stiamo rivolgendo a Dio per chiedergli di entrare in Comunione con Lui. Ecco perché nella nuova traduzione del Messale è riportato esplicitamente che “si possono tenere le braccia allargate” (Precisazioni CEI, 8) al modo in cui lo fa il celebrante, riprendendo la posizione dell’orante, cioè di colui che si rivolge a Dio in una tensione esistenziale verso l’alto.

Segue il Rito della pace con cui la Chiesa invoca il primo dono del Signore Risorto su se stessa e su tutta la famiglia umana. Questo avviene attraverso le parole: “La pace del Signore sia con voi. – E con il tuo spirito”. In questo dialogo si realizza l’effettivo scambio del dono del Risorto tra il sacerdote che presiede la celebrazione e tutta l’assemblea dei fedeli.

Se e quando è possibile, si può scambiare anche un gesto che esplicita quanto avvenuto nel dialogo, con coloro che abbiamo accanto, ma tale gesto è facoltativo. Le parole che  accompagnano questo eventuale gesto, anch’esse ritoccate, sottolineano il dono della pace del Risorto per noi (“Scambiatevi il dono della pace”).

Segue la Frazione del pane, un gesto antichissimo che evoca, nello spezzare l’ostia consacrata, il sacrificio stesso del Signore per noi. Durante questo gesto si canta o si recita l’invocazione “Agnello di Dio” , per sottolineare il dono di Gesù, vero agnello, che si offre per la nostra salvezza, che ci perdona e ci dona la sua pace.

Le parole con cui il presbitero ci invita alla Comunione vedono una modifica, che esprime il legame con la precedente invocazione dell’Agnello di Dio e ci rimanda alla mensa escatologica (“Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello”), ma la risposta dell’assemblea (“O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato”) rimane invariata.

Dopo aver ricevuto la Comunione sulle labbra – non in questo periodo di emergenza sanitaria – o sulle mani (opportunamente lavate, nella giusta posizione per ospitare il Signore, accertandosi che non rimangano frammenti dell’Eucaristia che vanno comunque portati alla bocca) abbiamo un tempo di adorazione e di preghiera personale che può essere accompagnata dal canto e da un momento di silenzio.

Il presbitero conclude questo momento della Liturgia eucaristica con la Preghiera dopo la comunione in cui si ringrazia Dio per il dono del suo Figlio e gli si chiede, con la grazia dello Spirito Santo, di poterlo testimoniare nella vita quotidiana.

Eventuali brevi avvisi devono avvenire dopo questa orazione per non interrompere un ritmo celebrativo preciso che ci vuole aiutare a vivere pienamente la Comunione eucaristica in uno spirito di preghiera e raccoglimento.

Seguono i Riti di conclusione che vedremo domenica prossima.

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