Domenica 22 Novembre : I Riti di Conclusione

UFFICIO LITURGICO – ARCIDIOCESI DI FIRENZE

Indicazioni formative sulla celebrazione eucaristica e sulla nuova traduzione del Messale Romano

Domenica 22 novembre – Solennità di Cristo Re dell’universo

I Riti di conclusione

Dopo avere visto nelle domeniche scorse i Riti di Introduzione, la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica – con le sue tre parti: la Presentazione dei doni, la Preghiera eucaristica e i Riti di comunione – vediamo oggi insieme i Riti di Conclusione e riassumiamo tutte le novità della nuova traduzione italiana del Messale, che inizieremo ad usare da domenica prossima, I domenica di Avvento, in tutte le chiese della Toscana ed in molte altre regioni.

Dopo l’orazione post-communio, che conclude i Riti di comunione, si possono dare brevi avvisi alla Comunità, per informare tutti delle iniziative più importanti che vengono proposte.

Il presbitero rivolge nuovamente ai fedeli il Saluto liturgico, rinnovando l’invito ad accogliere la presenza del Signore nella nostra vita, sia per il momento conclusivo della celebrazione liturgica, sia per vivere in tale presenza ogni ambito della nostra vita quotidiana.

Dopo il Saluto liturgico viene invocata la Benedizione di Dio su tutti i presenti. Dio dice  bene di noi, ci accompagna con la forza del suo amore e ci sostiene con la grazia della sua misericordia.

Il celebrante può invocare la Benedizione di Dio in forma semplice, impartendo direttamente la benedizione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, oppure in modo più solenne, facendo precedere a questa formula di benedizione una triplice invocazione, a cui rispondiamo ogni volta Amen, o inserendo, al posto della triplice invocazione, una preghiera di benedizione sul popolo, che richiede al Signore un dono particolare, e a cui rispondiamo sempre con un Amen. Quest’ultima possibilità, di aggiungere la preghiera di benedizione sul popolo, la troveremo come scelta obbligatoria nelle domeniche di Quaresima.

Infine abbiamo il Congedo, ossia l’invito a continuare quanto stiamo celebrando anche al  di fuori della celebrazione, tornando nelle nostre case e alle nostre attività, in ogni momento della nostra giornata, come testimonianza concreta della gioia, della forza e della grazia del nostro essere cristiani.

Dopo il canto finale, o verso la sua fine, tutti ministri salutano l’altare con un inchino, il presbitero ed il diacono anche con un bacio, e ritornano in processione verso la sacrestia.

Vediamo ora di riassumere cosa cambierà concretamente per i fedeli con la nuova traduzione del Messale.

  1. Nell’Atto penitenziale, quando useremo la formula del Confesso a Dio onnipotente… dovremo citare espressamente “fratelli e sorelle”, sia nella parte iniziale, sia in quella finale.
  • Se invece nell’Atto penitenziale useremo la formula del Signore pietà, Cristo pietà, Signore pietà, sentiremo come più spesso ci verrà proposta in greco (Kyrie eléison, Christe eléison, Kyrie eléison) perché più densa e più ricca di significato: esprime contemporaneamente il senso delle parole “Signore amami teneramente, accoglimi nella tua misericordia, perdonami con il tuo amore…”.
  • Nel cantare o recitare il Gloria useremo il testo “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini, amati dal Signore…” più vicino alla nuova traduzione della Bibbia fatta nel 2008.
  • Durante il momento della Preparazione dei doni, all’invito del presbitero: “Pregate fratelli e sorelle perché…” ci alzeremo subito in piedi, nella posizione di chi è pronto alla preghiera e all’incontro con Dio.
  • Nel cantare o recitare il Padre nostro useremo due modifiche, anche stavolta per riprendere il testo della traduzione della Bibbia del 2008. Diremo: “…rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione…”.
  • Inoltre, nel caso si adottasse un segno che accompagna la preghiera del Padre nostro, la nuova traduzione del Messale ci chiede di allargare le braccia alzandole al cielo, allo stesso modo del celebrante, in modo da sottolineare la nostra invocazione al Padre in vista della Comunione che stiamo per ricevere.

Sentiremo anche altre modifiche nei testi di preghiera, soprattutto nelle preghiere eucaristiche e nell’Agnello di Dio, ma queste riguardano più noi celebranti, ogni altro intervento dei fedeli è rimasto invariato.

Ci auguriamo che questa nuova traduzione del Messale sia per tutti noi un’occasione preziosa per riscoprire l’importanza e la bellezza del celebrare insieme il mistero pasquale del Signore e ci aiuti a partecipare con maggiore consapevolezza ad ogni celebrazione eucaristica.

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