Commento al Vangelo di Don Giuliano : Santa Pasqua

SANTA PASQUA 2021

Dopo il drammatico avvenimento della crocifissione e morte di Gesù, l’umanità rimane da sola, sperimenta il vuoto e cosa voglia dire rimanere senza Dio. Ognuno è chiamato a fare i conti con se stesso, a comprendere la propria collocazione in questo mondo, a fare tesoro o meno di ciò che fino a quel momento ha raccolto. Si tratta di una circostanza difficile, gli avvenimenti si sono susseguiti in fretta uno dietro l’altro e di fronte alla morte del Signore, fra paura e poca fede c’è stato il fuggi fuggi. Capita anche a noi oggi quando salutiamo i nostri defunti, soprattutto nel salutare coloro che, o troppo giovani o in modo improvviso ci lasciano. La nostra fede traballa, i dubbi ci sovrastano; corriamo il rischio di perdere anche quella poca che abbiamo. Non solo i cristiani, ma tutti sanno che gli affetti nutrono il cuore, chi non ama è già morto, chi ama vive. Così le donne che avevano ricevuto l’amore del Signore, continuano a sentirlo; quell’amore continuava a lavorare dentro i loro cuori e non aveva fatto spengere la speranza, forse non certo quella nella resurrezione, ma la speranza di essere persone diverse, persone arricchite da una amicizia unica. Le donne continuano ad amare il Signore nel preparare gli oli e i balsami per ungerne il suo corpo. Di fronte alla tomba vuota e alle parole del giovane con la veste bianca, le donne oltre ad essere impaurite e stupite ricevono per prime il messaggio della resurrezione. Si tratta di parole precise che annunciano la potenza di Dio: “è risorto” e “non è qui”. Quello non è il posto di Dio, come non lo è di tutte le persone che amiamo. Quelle stesse donne però, per paura non riuscirono a portare il messaggio ai discepoli. (Nel vangelo secondo Giovanni è Maria di Magdala che parla del sepolcro vuoto a Pietro). Potremmo davvero dire che quel messaggio era e rimane sconvolgente per chi ancora ricerca la propria autonomia e autosufficienza; è il peccato di sempre e di oggi. cioè quella incredulità che fa sprofondare in quel sepolcro dal quale è umanamente impossibile uscire.  Quel sepolcro con la pietra rotolata via per chi è? Non è per il Signore, lui ne è uscito. Non è neppure per noi, anzi da quel momento le tombe, comprese quelle dei nostri cari, non sono più segno di morte, ma della “resurrezione della carne e della vita eterna”. Il Signore ci comunica che Lui non va cercato in un sepolcro, ma nei percorsi d’amore che ci ha lasciato, così come quando pensiamo ai nostri defunti…. La resurrezione di Cristo porta la luce che alimenta la speranza e la fiducia, ma c’è un però: non dobbiamo pensare solo ai nostri defunti o ai defunti in generale, dobbiamo sempre “abbinarli” a Cristo. Per questo motivo le esequie cristiane mettono in evidenza non la circostanza comune della morte, ma la forza della resurrezione significata dalla presenza del cero (ma quando siamo davanti a una bara, non si guarda il cero, dico io, ma la bara).  La mattina di Pasqua, al contrario della lentezza e pesantezza del giorno precedente, è un giorno vissuto nella corsa. Tutti corrono da e verso il sepolcro: c’è tutto l’interesse per riscattare e riscattarsi dalla tragedia dei giorni precedenti e abbandonarsi, come all’inizio, alla sequela del Signore. Gli occhi sono raggiunti da una luce nuova e benché vedono quello che vedono, è il cuore che riceve ed elabora l’accaduto. Quelle frasi pronunciate dall’angelo nel sepolcro: “il Signore è risorto” fanno il giro nella comunità cristiana e si imprimeranno per sempre nella Chiesa … e anche oggi ci raggiungono. Tocca a noi adesso essere i destinatari e i portavoce non di un fatto storico, ma del nostro coinvolgimento, di cosa è successo nella nostra vita e quale esperienza di fede consegniamo a chi seguirà.  Oggi è Pasqua. Se la celebriamo vuol dire che siamo nel posto giusto al momento giusto; ciò deve ricordarci che il cristiano è chiamato a vivere la Pasqua tutti i giorni, essendo vitale il suo significato. La resurrezione ci rende nuove creature, imprime slancio alla nostra capacità di amare. La resurrezione è fonte di gioia, va annunciata, va vissuta: la strada da percorrere e i segni da lasciare, già li conosci, sono dentro di te.

Don Giuliano

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