Commento al Vangelo di Don Giuliano : II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il Vangelo di oggi ci racconta del primo segno operato da Gesù a Cana durante una festa di nozze. Si tratta di un miracolo, ma possiamo anche interpretarlo come una narrazione-parabola per la nostra vita. L’amore fra l’uomo e la donna viene celebrato con una festa di nozze che coinvolge parenti e amici; una festa che mette in evidenza la gioia dell’amore condiviso fra tutti. Così Dio stabilisce un’alleanza nei confronti dell’umanità, verso il suo popolo rappresentato dalla città di Gerusalemme, alla quale tramite il profeta Isaia comunica la sua gioia per lei: “nessuno ti chiamerà più abbandonata, devastata ….. ma sposata”. Nella gioia c’è l’amore di Dio e potremo affermare anche il contrario: l’amore di Dio si manifesta anche nella gioia dell’uomo. In questo modo le nozze di Cana diventano la prova per affermare la verità che solo con Dio si sperimenta la vera gioia, senza di Lui si perde il senso delle cose e delle situazioni e la festa non è più tale, ma diventa un qualcosa fine a se stessa. In questo caso la mancanza del vino alla festa, non riguarda solo una superficialità organizzativa, riguarda la superficialità in generale. Cosa potremmo dire oggi riguardo alle tante cose che ci stanno accadendo pensando anche ai tempi precedenti il Covid? Che eravamo e siamo vuoti (come le giare), carenti di qualcosa; ci manca il vino, espressione di quell’amore e di quella gioia che riempie tutto. L’evangelista Giovanni, non menzionando chi siano gli sposi, vuole comunicare, che oltre a scongiurare la crisi della festa, le nozze sono fra Gesù e la comunità dei discepoli che poi Egli chiamerà Chiesa. Altra protagonista della vicenda è Maria, è lei che si accorge della mancanza del vino, non lo comunica agli altri, ma solo a Gesù che le risponde in modo misterioso che sottolinea la distinzione, ma non la distanza. Maria viene chiamata “donna” così come verrà chiamata dall’alto della croce; si allude ad un’ora che è quella della croce quando il vino di Cana verrà sostituito dal sangue del Figlio donato all’umanità per la salvezza, come pronunciato precedentemente nell’ultima cena. La conseguente abbondanza del vino per le nozze dice l’abbondanza d’amore di Dio per noi. Nell’Eucarestia c’è il dono del sangue e di quel corpo per noi, espressione nuziale, affinché celebrando le nozze con Lui diventiamo un corpo solo e un’anima sola. Ogni volta che ci ritroviamo in Chiesa nella celebrazione della Messa ci sentiamo a Cana, non alle nozze di qualche sposo o sposa anonimi, ma alle nozze di Cristo con ciascuno di noi. Come Gesù trasforma l’acqua in vino così aiuta i suoi discepoli a diventare credenti, in cammino verso la fede. Non sentiamoci ai margini di quell’evento, di questo evento oggi dell’Eucarestia, sentiamoci invece accanto a colei che già crede nel Figlio, Maria la quale legge e medita con amore le situazioni intorno a lei, soprattutto nell’individuare ciò che ci manca per celebrare la vita nella pienezza della gioia e dell’amore che Dio rivolge continuamente a noi. E noi diamole ascolto: “qualsiasi cosa vi dica, fatela”. 

Don Giuliano

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