Commento al Vangelo di Don Giuliano : VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Nel cosiddetto discorso della pianura (parallelo al discorso della montagna secondo Matteo), l’evangelista Luca a differenza delle beatitudini secondo Matteo, mette maggiormente l’accento sui disagi materiali dell’esistenza ed inserisce anche i cosiddetti “guai” verso coloro che si affidano alla ricchezza. La beatitudine non si basa sull’avere, ma sull’essere; essa non consiste nell’avere ricchezze, ma nel possedere il regno di Dio che va ben oltre la ricchezza. In un mondo devastato dal divario sempre più ampio fra ricchezza e povertà, il giudizio di Dio si sofferma sull’uso sbagliato della ricchezza quando diventa causa di povertà. Le parole di Gesù non sono da intendersi come un attacco alla ricchezza, ma un richiamo a fare attenzione nel suo uso affinché non vengano create ingiustizie. Usare solo egoisticamente i beni a danno di altri diviene un impedimento, un ostacolo alla vita, può essere fuorviante il senso stesso della vita; in questo caso per coloro che ne abusano o ne fanno il solo proprio fine non c’è beatitudine. Lo scendere dalla montagna di Gesù insieme ai discepoli rappresenta il consegnare al popolo la verità della beatitudine, ovvero della gioia di stare insieme al Signore. La beatitudine accende nei cuori delle persone un qualcosa di attivo, un desiderio di infinito. È nella logica dell’appartenenza a Gesù che possiamo ascoltare il messaggio delle beatitudini; già l’appartenenza a Cristo è una beatitudine. Il discorso di Gesù invita a scoprire e a vivere la vera felicità, a rapportarsi a Dio: senza Dio non esiste alcuna felicità. I guai pronunciati da Gesù riguardano coloro che sono più distanti da Dio perché sono nelle condizioni di vivere una temporanea autosufficienza tanto da ritenersi onnipotenti; si tratta di strade pericolose che difficilmente fanno intravedere a certe persone la presenza di Dio. Nella Bibbia Dio si rivela desideroso di vedere le proprie creature vivere la felicità. Anche il salmo responsoriale di oggi è significativo: si tratta del Salmo numero uno il quale inizia con la parola “Beato” come a segnare un percorso di apprendimento e preghiera che siamo invitati a seguire. Si tratta di un percorso fatto di pazienza e fiducia; una crescita se pur lenta, vitale, come la crescita di un albero che affonda le proprie radici in prossimità di un corso d’acqua, ovvero (prima lettura e salmo), le affonda nel bene e nel confidare sempre in Dio. Per consolidare la felicità dell’uomo Dio ha donato il proprio Figlio resuscitandolo dalla morte. Nel credente la certezza della resurrezione (seconda lettura) accresce la gioia, una gioia da condividere e proclamare a tutti quale motivo profondo di beatitudine eterna.

Don Giuliano

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