Commento al Vangelo di Don Giuliano : XIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO

XIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Se viviamo la vita mettendo al centro la nostra fede in Cristo risorto, con la prospettiva di cui la fede stessa è portatrice, vivremo sempre orientati verso il Regno, verso quella vita che non si esaurisce nei confini del tempo terreno, ma ci porta oltre. Si tratta di una fede, come dice la lettera agli Ebrei, che “è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”. Le attese dell’uomo sono sempre rivolte ad un futuro migliore che non sempre lo è a causa del peccato ovvero quando si vive senza aspirare ad una patria celeste. Il discorso di Gesù ai discepoli mira ad orientarli all’accoglienza del Regno che è eredità e meta per l’umanità. Il Regno lo si accoglie attraverso l’operare il bene, vivendo in modo semplice ed austero senza complicarsi la vita con preoccupazioni mirate a salvaguardare le proprie ricchezze; la ricchezza di cui parla il Signore è una sola e assoluta: l’amore. L’amore costituisce la responsabilità dell’uomo. Non si deve abusare di questa enorme possibilità consegnata a ciascuno di noi. Se usiamo l’amore solo rivolto a noi stessi ci sarà tolto tutto, mentre se lo usiamo verso Dio e il prossimo, di tale amore ce ne verrà dato ancora di più. Il Vangelo di oggi inizia con l’invito a non avere paura, a non temere; Gesù parla al gruppo dei discepoli definendoli teneramente “piccolo gregge”. Talvolta l’essere in pochi, il contarci, non deve portarci alla mortificazione in quanto non sta nei numeri la salvezza, ma sta nella fiducia verso il Signore. In tante circostanze Gesù ricorre alle parabole per allertarci riguardo a preoccupazioni che non sono essenziali; essenziale è fidarsi del Signore e operare il bene, non confidare nei beni terreni e nel potere, ma nelle buone opere e nel servizio. Se siamo pieni di cose non siamo liberi, se siamo pieni di noi stessi, non c’è posto per Dio. Gesù invita ad accumulare un tesoro, ma in cielo, un investimento fatto di pensieri e gesti che superano qualsiasi garanzia umana. Le parabole che assecondano la riflessione sono basate sulla fedeltà e sulla vigilanza; a coloro che vivono mettendo in pratica tali condizioni è consegnata la beatitudine di essere serviti da Dio stesso. Questo servizio si manifesterà attraverso segni e soprattutto attraverso l’offerta della vita sulla croce, un gesto che richiama tutti a rivolgervi, oltre lo sguardo, il cuore. Se il nostro cuore non riparte da quel momento in cui Dio incrocia tutte le strade fragili della nostra vita, non potremo accogliere fino in fondo la logica dell’amore di Dio, la vera logica di ogni amore: donarsi. La beatitudine sta sempre lì: è donando che si riceve. A chi come noi ha ricevuto o è stato affidato molto, molto verrà chiesto. Prima di chiederci la nostra fiducia, Dio ci ha già consegnato la sua. Sia tutto questo finalizzato a mai scoraggiarci di fronte ai problemi e a vivere nella certezza di ciò che ci è stato promesso.

Don Giuliano

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