Commento al Vangelo di Don Giuliano : XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

XXIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

Il peccato allontana l’uomo da Dio; ciò accadde a Israele (prima lettura), a Saulo (seconda lettura) e ai figli della parabola evangelica nei confronti del padre buono (Vangelo). Di fronte al nostro peccato, Dio non rimane indifferente ma ci viene a cercare in attesa del nostro pentimento. Quando ascoltiamo le parabole non viviamole da esterni, da spettatori, come se esse parlassero ad altri e degli altri e non di noi stessi, ma accogliamole per la nostra conversione. La terza parabola di oggi ci dice quanto siamo egoisti, quanto siamo meschini nel percorrere strade nel nome di una libertà che ci distrugge e soprattutto distrugge i nostri legami. Il figlio minore dopo il suo fallimento cercava un luogo per sopravvivere mentre il padre gli riservava il suo abbraccio e il suo amore di padre: siamo destinatari di un amore grande che riempie la vita; fuori dal quell’ abbraccio stiamo male (e lo vediamo). La parabola ci dimostra che anche dal buio delle nostre esistenze è possibile riemergere, ma solo Dio è in grado di comunicarci la nostra autentica verità e identità. Egli ci desidera figli e ci ama al di là delle nostre fughe e infedeltà. Nel caso dei figli della parabola, il peccato si manifesta sia allontanandosi dal padre, sia rimanendo vicino a lui. Il peccato infatti è alterazione della condizione di comunione: entrambi i figli vivono un rapporto sbagliato con il padre. Colui che se ne va non considera affatto importante il rapporto con il padre, anzi per uno il padre non esiste; per l’altro il padre è un padrone per cui non cresce nel rapporto familiare e affettivo, ma solo formale. In fondo il Vangelo di oggi non vuole solo farci riflettere sulle conseguenze del nostro peccato, ma vuole invitarci a fare propria l’esperienza di festa cui siamo chiamati da Dio stesso: quella della gioia, della felicità, della pace, dell’armonia, del bene e del bello. Il desiderio di ogni buon genitore è quello di far crescere i figli e accompagnarli sulla strada della vita, avere quel desiderio naturale di far sì che i figli possano trascorrere una vita nella gioia e nella serenità senza però trascurare la formazione affettiva e spirituale. Come viene detto dai sociologi si va sempre più indebolendo questo rapporto ai giorni nostri: sia genitori che figli partono già svantaggiati rispetto alla storia precedente; si va sempre più affermando la concezione materialistica della vita. La parabola è e rimane valida per tutti i tempi in quanto vuole far emergere che Dio non diminuisce il suo amore verso tutti e continua ancora a chiamare l’uomo a ricercare fra tante felicità e gioie, quella vera che nobilita la propria esistenza.

Don Giuliano

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