XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dio si è da sempre preoccupato del suo popolo, delle sue creature, dell’umanità tutta. Dio è intervenuto dopo aver ascoltato il grido del popolo oppresso in Egitto, ma non solo, ha fatto in modo da costituirlo “nazione santa” (prima lettura). Non si può perdere questa memoria che sta alla base di una vera e propria alleanza Dio è per noi e noi siamo suoi, affermazione questa che ritroviamo anche nel salmo di oggi “egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo”. La Parola ci invita a mantenere vivo quello che è e deve essere il rapporto reciproco fra noi e Dio. Nel Vangelo lo sguardo di Gesù si posa sulle folle; Lui le vede come un gregge senza pastore. Quale mondo appare davanti a noi qual è lo scenario che si dispiega ai nostri occhi? Quale desiderio in ogni persona? Quello di avere successo, quello di sentirsi padroni del mondo, quello di essere autonomi e svincolati anche dal rapporto con il divino. Si vive purtroppo in una società che maggiormente mette in evidenza i forti e i ricchi, mentre i deboli e i poveri vengono sfruttati e scartati. Si vive quella realtà descritta più volte da Gesù, che laddove il gregge non ha come guida un vero pastore termina con il seguire tante, troppe guide che conducono alla dispersione. La scelta dei discepoli che, come sappiamo, non erano dei super uomini, tutt’altro, rappresenta la scelta di Dio, che sceglie il debole per contrastare il potente: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione” (1Cor 1,27-30). Gesù continua oggi come ieri a formare la sua squadra. Coloro che sono chiamati a svolgere il servizio ministeriale o altri servizi nella chiesa, siano questi sacerdoti, diaconi, fedeli battezzati, conoscono quanto siano imperfetti, fragili, vulnerabili, ma sanno anche che il Signore è con loro. Il Signore è con noi in quei momenti in cui non sembra, non appaiono visibilmente le conseguenze di guarigioni, purificazioni e addirittura lo scacciare il male e resuscitare i morti, non come immaginiamo, ma sicuramente, certamente, tutto questo accade nelle forme e nei modi che Dio conosce. Crediamo forse che tutto quello che riguarda la nostra fede, il nostro essere cristiani sia merito nostro? Cerchiamo di essere maggiormente consapevoli riguardo alle conseguenze del nostro comportarci bene o male nei confronti degli altri: le nostre buone azioni possono generare un passo in avanti nella fede di coloro ai quali abbiamo fatto del bene. Così le nostre brutte azioni possono generare passi indietro e mettere a rischio il cammino di fede del nostro prossimo. A questo si riferisce Gesù quando dice di non dare scandalo (Mt 18,6-7). Dio ci sceglie, ma ci sceglie amandoci perché ci riconosce bisognosi del suo amore misericordioso e potente. Continuiamo a pregare Dio perché non faccia mancare buoni pastori e buone pecore.
Don Giuliano
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