XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Chi di noi da piccolo o da adulto non si è mai appassionato alla caccia al tesoro? Si tratta di un gioco coinvolgente che coinvolge a livello singolo e di gruppo. Quasi sempre all’inizio del gioco viene chiesto in cosa consista il tesoro, se in un premio speciale oppure in qualcosa che attira l’interesse oppure un compenso in denaro. Il tesoro di cui parla il Signore nel Vangelo è il regno dei cieli, la realtà in cui vive Dio; esso è presente in questo mondo, nei luoghi che frequentiamo, ma è nascosto. La prima pericope del brano mette in evidenza che trovare il tesoro fa parte del percorso umano, ossia ci si può imbattere anche per caso, ma una volta trovato, lo si nasconde di nuovo affinché altri non lo trovino, per poi acquistare il luogo dove l’abbiano nascosto. Non sprechiamo le occasioni che nel corso della vita Dio, attraverso eventi di ogni genere, ci offre. Nel secondo esempio si mette in evidenza quella che è una vera e propria caccia, alla scoperta della perla più preziosa; ebbene in questo caso si sostiene l’importanza della ricerca, di soddisfare la conoscenza delle cose, un’avventura piena di fascino e bellezza che coinvolge pensiero, intelligenza e tutte le capacità della persona. Una volta trovata la perla preziosa, il cercatore vende tutto ciò che ha pur di acquistarla. Nella vita molte condizioni sono importanti, lo sappiamo: la salute, la famiglia, le amicizie, ma tutte queste, messe insieme non garantiscono la pienezza della gioia del cercatore di perle, o del casuale scopritore, i quali danno via tutto pur di possedere quel tesoro. Solo Dio può definirsi ciò che di più prezioso esiste al mondo e ciò che può rendere la vita di ogni persona, ricca e completa. Coloro che cercano le proprie realizzazioni e si fermano alle tante cose belle e apparentemente di valore assolutizzandole e non fanno quel passaggio successivo verso Dio che renderebbe ancor più significative tutte le cose che essi hanno raggiunto, non riusciranno a percepire quel legame totale che dà significato a tutta la vita, a provare la vera gioia della vicinanza e dell’amore di Dio. Dio dà a tutti la possibilità di essere raggiunti da Lui stesso. Egli getta la rete su tutta l’umanità, non per farla prigioniera ma per consentirle di essere salvata. Nella rete sarà pescata una gran quantità di pesci che però dovranno essere selezionati, anzi separati, i buoni dai cattivi. La rete da pesca viene gettata nel mare, nel mondo e ci raggiunge tutti, sapendo che la scelta dei pesci buoni da quelli cattivi ci sarà quando la rete sarà portata a riva, viviamo la nostra vita nel bene perché il bene primeggi e identifichi la nostra esistenza ed essere così scelti da Dio a partecipare il suo regno. Sulla comprensione di queste parabole il Signore chiese ai discepoli se avessero capito, in quanto esse non erano altro che la prosecuzione (le cose nuove) che già nell’antico testamento erano state proclamate (le cose antiche); “Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona (2Timoteo 3,16-17). Cercare di fare il bene non è un’opzione, ma una missione per tutti, impariamo dal re Salomone che chiese a Dio di poter distinguere il bene dal male per operare con giustizia nei confronti delle vicende umane (prima lettura). Sentiamoci tutti chiamati da Dio ad operare il bene al fine di giungere alla nostra glorificazione (seconda lettura).
Don Giuliano
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