XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Proseguiamo la lettura dei capitoli di Matteo relativi alle parabole. Oggi si parla ancora del seminatore, ma invece di soffermarci sul seme si parla della crescita di semi diversi dovuta ad una azione nascosta che ha come artefice l’avversario di Dio: il Maligno. La parabola afferma che la volontà di Dio è quella della salvezza e in questo particolare racconto, Gesù ci insegna la sua pazienza, il valore dell’attesa e il discernimento. Non è una scoperta apprendere che siamo deboli di fronte al Maligno, egli ci spinge a dividere, distruggere, ad agire istintivamente; è proprio nell’assecondare l’istinto che l’uomo combina guai spesso irrimediabili. Lo vediamo nelle contese personali, pubbliche, politiche: con quanto livore e rabbia mista all’uso della forza e della prepotenza, coloro che hanno più armi, utilizzano verso altri, credendosi padroni del mondo. Gesù ha spiegato più di una volta che il potere va declinato in servizio nel costruire il bene e la pace. Gesù parlando del Regno di Dio ci comunica che esso si realizza nonostante la presenza ostativa del male; si realizza in quanto se l’uomo agisce quasi sempre istintivamente, Dio usa pazienza, dà il tempo necessario affinché, se cresce il male intorno a noi il bene possa comunque essere manifestato ed esistere. Se guardiamo al mondo nella sua completezza avremmo tutte le ragioni per dire che è una continua catastrofe in ordine a tutte le situazioni: i problemi fra i popoli e le nazioni, i problemi legati ai diritti umani, alla libertà, i problemi ecologici, i problemi di un progresso sfrenato che produce povertà, fame e morte. Il male agisce di nascosto nei momenti in cui c’è più vulnerabilità, egli si intromette in un qualcosa che non è suo (il campo è di Dio) e purtroppo non è facile sradicare il male in quanto si corre il pericolo di eliminare anche il bene. Diamo tempo al maturare del grano e della zizzania, e se al momento germinativo si confondono, con il tempo e soprattutto giunti a maturazione quando la distinzione sarà evidente, allora potremo operare nel trattenere il bene e nello scartare ciò che è cattivo. Nella nostra vita c’è questa duplice presenza con la quale siamo chiamati a convivere. Ognuno di noi, all’interno del proprio esame di coscienza, può confermare questa verità. Cosa dobbiamo fare? Stare solo ad aspettare? No, non lasciamo alla passività l’ avere il sopravvento, impegniamoci invece nel sostenere e praticare le buone opere; quindi, operiamo attivamente ed impegniamoci per aderire sempre più alla comunione e rispondere all’amore del Signore. Anche se le azioni di bene che possiamo fare sono piccole, non importa, anzi, come dice la parabola successiva, il Regno di Dio è paragonato ad un piccolo seme di senape, esso è piccolo, ma forte. Siamo destinati a convivere con le opere del maligno affinché la luce delle opere buone possa illuminare il buio delle opere malvage. Quanto mi appassionano le storie dei santi o di persone che si sono convertite, essendo partite da situazioni lontanissime dalla chiesa e dalla fede, hanno lasciato testimonianze forti che ancora toccano i cuori di tante persone. Non dobbiamo dubitare della forza della fede e della grazia di Dio. Dio ci accorda tanta fiducia, non lasciamo le sue parole al vento, ma continuiamo a lottare la nostra battaglia senza cadere nel giustizialismo fai da te sia verso gli altri che verso sé stessi. Dio ci conosce e usa misericordia oltre i nostri giudizi, come rivelano le parole odierne della prima lettura e del salmo. E nella nostra debolezza ci risponde la seconda lettura, affermando che lo Spirito viene in nostro aiuto; continuiamo, quindi, ad esercitare la nostra pazienza e la nostra attesa costruttiva.
Don Giuliano
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