Commento al Vangelo di Don Giuliano: XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Nel versetto che precede il brano del Vangelo di oggi viene chiaramente manifestato il desiderio di Dio, quello che “neanche uno di questi piccoli si perda”. Dio ha a cuore tutte le sue creature, in particolare quelle deboli e fragili in tutti i sensi, e ne desidera la loro salvezza. Questa indole di Dio è trasferita attraverso l’azione dello Spirito nelle persone. Facciamo una specie di test per vedere quanto degli altri ci interessa la salvezza; al massimo potremo giungere alla conclusione che ci fa dire di non augurare il male a nessuno, ma si tratta di un augurio che nasconde il nostro disimpegno e disinteresse per gli altri al contrario di ciò che invece più mi riguarda: me stesso, la mia vita, la mia salute fisica. Le parole di Gesù, anticipate anche dalla lettura di Ezechiele (prima lettura) ci orientano a spostare la nostra attenzione verso il prossimo, nei confronti del quale ci sono vere e proprie responsabilità qualora non intervenissimo in modo da aiutarlo e coinvolgerlo nella salvezza. Questa pratica che va sotto il nome di correzione fraterna non vuole violare privacy e libertà altrui, vuole altresì intervenire per dare consigli e suggerimenti volti proprio a salvare le persone. Tutti devono interessarci, dalla persona di famiglia al vicino di casa, dal parente al negoziante che abita la stessa via e anche tutti coloro che incontriamo, cercando di superare da parte nostra negligenze, disinteresse ed egoismo. Il Vangelo e il brano di Ezechiele parlano di “responsabilità” che abbiamo gli uni verso gli altri nel nome di Dio. Dobbiamo ammettere che non è facile questo esercizio che decidiamo spesso di delegare al clero, ma non è così; ognuno è chiamato ad essere sentinella riguardo alle situazioni che accadono intorno a noi. Gesù ci insegna che questa pratica è certamente delicata, ma è vitale sia per chi deve ammonire, sia per chi viene raggiunto da parole di correzione. Inoltre, chi corregge non può sentirsi escluso da correzioni. La correzione non la si può improvvisare alla leggera dato che serve per “guadagnare” il fratello, la si deve svolgere con attenzione e discrezione andando per gradi. Prima di tutto si inizia dal colloquio personale senza farsi trascinare nei pettegolezzi o utilizzare le altrui debolezze per nascondere le proprie. Questo è un momento importante che alimenta e sottolinea il rapporto di amicizia anche laddove questa è debole; si tratta di irrobustirla, darle maggiore spessore. La gradualità porta poi ad intervenire con più persone e infine con tante persone; ciò non deve essere fatto nello stile del giustiziere, ma come raccomanda San Paolo (seconda lettura), con amore e carità. Non allontaniamoci dal desiderio di Dio e ognuno di noi faccia la sua parte.           

Don Giuliano

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