Commento al Vangelo di Don Giuliano: XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il brano della prima lettura di oggi è fortemente profetico ovvero indicativo di quello che potremo definire ciò che dobbiamo fare nella vita: dobbiamo cercare il Signore mentre si fa trovare. È anche vero che se non lo troviamo noi, ci trova Lui, ma non dobbiamo abusare della sua disponibilità e della sua misericordia. È bene ritornare dal Signore e ancor prima non allontanarci da Lui. I modi di pensare e di agire di Dio sono diversi dai nostri, eppure siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio come mai questi pensieri non coincidono più? Sicuramente perché fra noi e Dio si è inserito il male, il quale ci fa vedere le cose diversamente, ci invita ad essere egoisti, falsi e spregiudicati, mancando così di rispetto a Dio e al prossimo. Nonostante questo Dio viene a cercarci per introdurci nel suo regno; nel Vangelo di oggi si parla dei primi e degli ultimi, e nella vita è facile ribaltare tali situazioni. La parabola esposta da Gesù, lungi dall’affrontare controversie sindacali, mette in luce che la volontà di Dio è quella di chiamare e salvare tutti, ovvero offrire a tutti la stessa ricompensa, sia a coloro che sono stati chiamati per primi, sia a coloro che sono stati chiamati per ultimi. Nei confronti di un Dio che ti salva cosa abbiamo da recriminare? Forse il fatto che qualcuno ha lavorato di più e qualcuno di meno? Sicuramente la logica del mondo conferirebbe di più a chi ha lavorato di più, e di meno a chi ha lavorato di meno, ma qui si parla di una ricompensa uguale per tutti, la salvezza è rivolta a tutti, Egli è buono “verso tutti” recita il salmo di oggi. Forse Dio non è meritocratico? Certo lo è, per questo chiede a tutti di compiere la propria parte, la propria missione. La risposta del padrone della vigna contiene un passaggio che ci aiuta a leggere la logica di Dio che non è altro che la sola ed unica: l’amore. Infatti, il padrone risponde così all’operaio della prima ora: “io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Ma noi, dico noi, possiamo permetterci di mercanteggiare con nostro Signore? Quando parliamo di bontà, certamente questa è una bella parola che ci attira e magari nutriamo il desiderio anche noi di essere buoni, ma poi siamo buoni a seconda di come le cose girano. Quindi la distinzione fra la bontà di Dio e la nostra è che, quella di Dio è una bontà totale a prescindere, la nostra invece rimane imprigionata nel calcolo e nel proprio tornaconto. Il Signore non manifesta il suo amore nell’elargire la paga alla fine della giornata, Egli lo manifesta già nel chiamare a lavorare. Guardando alla nostra povera umanità che spesso naufraga nelle spirali dell’egoismo e dell’indifferenza, mi conforta il fatto che il buon Dio continuamente a tutte le ore esce per chiamarci a lavorare; non disertiamo l’offerta, rispondiamo con gioia e con gratitudine, già il rispondere positivamente ci proietta in quella mentalità e logica d’amore di cui è fatto Dio.Ma attenzione: guai a scambiare la vigna del padrone ovvero la chiesa, la comunità cristiana come luogo di competizione, sia mai! Al contrario, luogo con assenza di superbia e presunzione, luogo di comunione e fraternità.

Don Giuliano

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑