XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Ogni volta che leggiamo la parabola del seminatore ci sentiamo coinvolti dal fascino che essa emana; un fascino che non fa sconti e neppure possiamo abbassarla ad una semplice storiella, si tratta di una parabola che è compresa solo da chi è in grado di accoglierla, di crederla, altrimenti non sortirà nessuna conseguenza se non quella di essere ritenuta una semplice storiella. Ma in chi l’accoglie genera una riflessione che perdura tutta la propria esistenza perché questo fa la parola di Dio, “come la pioggia e la neve” che cade, penetra nel terreno, lo nutre, lo attiva, lo fa reagire e gli dà vita. La parola di Dio fa questo: “essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla” (Eb 4,12). Dio semina (in modo irrazionale) dappertutto, senza fare discriminazioni dei terreni. Che cosa può accadere in ognuno di noi? Certamente una reazione a seconda del grado, della disponibilità che ognuno di noi concede al seme. Se siamo persone dal carattere duro, convinti solo della propria forza e sicurezza è ovvio che la parola rimbalzerà, non vi sarà che il solo contatto superficiale, lì la parola non farà altro. La parabola affronta un percorso in crescendo per cui nel caso successivo si parla di una buona disposizione tanto che possiamo attenderci una germinazione, ma lo strato buono e sufficiente per garantire oltre alla germinazione la crescita, è minimo di modo che ciò che nasce ha vita breve in quanto bruciato da “altro”, dal sole, dal calore di turno. Il sole fa bene ma se non ci sono le radici uccide. Quante volte ci avviciniamo a celebrazioni, preghiere, esperienze e non producono niente in noi se non soddisfare un po’ di curiosità. E ancora, quando prendiamo la parola di Dio sul serio, l’accettiamo come guida per la nostra vita, l’entusiasmo sembra avere il sopravvento e non abbandonarci, ma i tanti fatti, le tante cose che facciamo, i tanti problemi che invece di diminuire aumentano, fanno sì che, se non è oggi è domani, quel cammino fatto e costruito insieme ad altri singoli o gruppi, gradualmente si spenge e di esso non rimane che un ricordo. Anche in questo caso – e questo è un caso molto comune che ci coinvolge davvero in molti – ci sentiamo sopraffatti e anche frustrati; siamo nel mezzo della battaglia, della lotta, della guerra e in tutto questo caos non desideriamo altro che vedere la fine. Ne usciamo sempre sconfitti, sempre feriti nel cuore, e sempre più lontani da quella parola che ci sembrava di avere accolta, ma solo per poco, oppure custodita e annunciata, ma solo nelle intenzioni. Se il seminatore fa la sua parte, il maligno fa di tutto per impedire e frenare la germinazione e la produzione. Non siamo esclusi dalla vicenda umana, viviamola con la certezza che ogni parola tornerà al buon Dio avendo realizzato lo scopo per cui è stata mandata (prima lettura). Chissà quale tipo di terreno siamo, tant’è che non ci viene chiesto di produrre la stessa quantità di frutti, ma comunque di produrli. Chi accoglie la parola e si lascia trasformare dall’amore di Dio porterà sempre frutti, pochi o molti, ma li porterà. Che la vita di ciascuno sia terreno fertile e buono dove far nascere e crescere l’amore di Dio per tutti.
Don Giuliano
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