Commento al Vangelo di Don Giuliano: XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO.

Quando Gesù compie certi miracoli come quello dei pani e dei pesci siamo consapevoli che la sua vicinanza e la sua presenza costituiscono una consolazione, un aiuto e una sicurezza che raggiunge i discepoli. Il brano di oggi rappresenta una sorta di test per i discepoli e anche per noi riguardo alla fiducia, quella profondamente radicata nel cuore, quella che consente di assistere ad azioni innaturali come camminare sulle acque di un fiume o di un lago. Quante volte nella nostra vita di fronte alle difficoltà citiamo l’assenza di Dio, riguardo alle guerre, alle malattie, alla morte. Non si tratta di un nostro difetto di fabbrica, si tratta di abituare il nostro cuore ad una fiducia vera, profonda radicata in una speranza che diviene certezza. Occorre allenare la nostra riflessione, la nostra ricerca spirituale e constatare umilmente il bisogno dell’aiuto di Dio. Il Vangelo ci rivela due modi di percepire la relazione con Dio, da una parte c’è Gesù che si ritira in preghiera e vive la relazione con il Padre, Egli non si sente solo, mai abbandonato. Mentre i discepoli sono sulla barca e, nonostante siano in diversi, si sentono abbandonati e soli. Quante volte abbiamo affermato che tante persone vivono concentrati e ammassati in tanti luoghi, sperimentando solitudini assordanti. Non deve, non può essere così; il modello che Gesù insegna è quello della comunione, la quale manifesta la visibilità spirituale del Signore, condizione questa, che la Chiesa ci invita a conquistare. Dio non è mai assente (prima lettura) ci viene sempre incontro, noi siamo sempre nelle sue preghiere e oggetto delle sue attenzioni (contrariamente a noi). La pagina di oggi si adatta a quella lettura in cui il viaggio in barca è paragonato alla vita della Chiesa, ma, potremo dire, alla nostra vita stessa, chiamata come la Chiesa ad affrontare venti contrari, burrasche e assalti nemici; tutto ciò sapendo che la traversata è sostenuta dalla promessa di Dio posta a difesa dell’incolumità dei pescatori. Anche nelle comunità cristiane possono essere diversi gli ostacoli che impediscono la piena comunione, come le relazioni fra persone, le opinioni diverse, i conflitti dentro e fuori la comunità. Queste difficoltà generano disagi, allontanamenti, divisioni che mortificano e fanno soffrire. Ciò non deve fermare la traversata, ma aprirsi all’ascolto di quella voce che di fronte alle difficoltà ci rincuora e ci dice: “sono io”. L’episodio che riguarda in particolare Pietro è allusivo al proprio cammino di fede, cammino che si svolge sulle acque senza affondare, fino a quando sopraffatto da paura, che la dice lunga sulla fiducia nella forza salvifica di Gesù, gli chiede esplicitamente aiuto. In questo caso la frase di Pietro assume la caratteristica di un atto di fede in quanto riconosce che solo Gesù può salvarlo. Quindi il vento, il mare, la tempesta, la malattia, la morte; tutto ciò è più forte di noi, ma la forza, la potenza di Dio è irraggiungibile. E noi? Ci crediamo? Ci fidiamo? Siamo ancora in cammino, o in mezzo al mare, facciamo in modo di avvicinarci al Signore oppure di non impedirgli di farlo lui; stare con il Signore sia la nostra condizione permanente di vita.

Don Giuliano

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